Lo spessore della retina misurato tramite tomografia a coerenza ottica (OCT) potrebbe fornire un segnale precoce di neurodegenerazione legata all'iperglicemia prima che i pazienti raggiungano le soglie diagnostiche convenzionali per prediabete e diabete. È quanto emerge dai risultati di uno studio trasversale condotto su una vasta popolazione senza diagnosi precedente di diabete, presentati durante l'European Association for the Study of Diabetes (EASD) 2026 Annual Meeting, come riportato da MedPage Today.
La ricerca, guidata da Rafael Simó, MD, PhD, della Diabetes and Metabolism Research Unit presso il Vall d'Hebron Research Institute di Barcellona, ha evidenziato che i partecipanti con livelli di emoglobina glicata (A1c) indicativi di diabete presentavano uno spessore ridotto della retina interna rispetto a quelli con livelli normali di glucosio. In particolare, lo studio ha rilevato una riduzione dello spessore della retina interna nei partecipanti con diabete, equivalente a diversi anni di invecchiamento fisiologico.
Secondo Simó, i risultati mostrano che la neurodegenerazione retinica può manifestarsi prima della comparsa di alterazioni microvascolari tradizionalmente associate al diabete. Il ricercatore ha sottolineato che la diagnosi di diabete si basa storicamente su soglie glicemiche correlate allo sviluppo di complicanze microvascolari, ma la retinopatia diabetica è oggi considerata una malattia neurovascolare complessa, caratterizzata da un'interazione tra danno neuronale e microvascolare.
"Questo significa che la perdita neuronale — e questo è importante — sta avvenendo prima dei criteri diagnostici attuali del diabete", ha affermato Simó durante la presentazione dei risultati. "La diagnosi di prediabete e diabete si basa su soglie glicemiche associate allo sviluppo di malattie microvascolari. La retinopatia diabetica è stata considerata una malattia microvascolare, ma oggi sappiamo che è una malattia neurovascolare complessa, in cui il danno neuronale e il danno microvascolare sono strettamente correlati. Se questo è il caso, perché dobbiamo aspettare che esista un danno microvascolare?".
La relazione tra spessore retinico e livelli di glucosio
Lo studio ha analizzato 32.581 partecipanti provenienti dal UK Biobank, escludendo individui con malattie oculari che avrebbero potuto influenzare lo spessore retinico o con malattie neurodegenerative. I partecipanti sono stati classificati in base ai livelli di A1c: normali (fino a 5.6%), prediabete (5.7% - 6.4%) e diabete (6.5% o superiore), secondo i criteri dell'American Diabetes Association (ADA).
I ricercatori hanno valutato lo spessore retinico con l'OCT a dominio spettrale e hanno analizzato le relazioni non lineari tra i livelli di A1c e lo spessore degli strati retinici. Hanno inoltre confrontato la riduzione dello spessore retinico associata all'iperglicemia con quella legata all'età.
I risultati hanno mostrato un punto di svolta significativo a un A1c di circa 5.4 per lo spessore dello strato delle cellule gangliari e dello strato plessiforme interno (GCL-IPL), inferiore alla soglia di 5.7 utilizzata per definire il prediabete e alla soglia di 6.5 per il diabete. Prima di questo punto, lo spessore della GCL-IPL aumentava leggermente con l'A1c, per poi diminuire progressivamente con l'aumento dei livelli di glucosio.
Nei partecipanti con diabete, lo spessore della GCL-IPL risultava ridotto di circa 1 µm rispetto a quelli con livelli di glucosio normali. Questo valore è stato associato a circa 6.5 anni di invecchiamento fisiologico.
Anche i partecipanti con prediabete mostrano una riduzione dello spessore retinico, in particolare dello spessore maculare totale, con una diminuzione di circa 1.5 µm rispetto ai soggetti con A1c normale. Questa riduzione è risultata comparabile ad almeno 4 anni di invecchiamento fisiologico.
Un potenziale biomarcatore precoce
Lo studio ha inoltre evidenziato che lo strato dell'epitelio pigmentato retinico si comporta in modo diverso rispetto agli strati neuronali retinici. In questo strato, l'aumento dei livelli di glucosio è stato associato a un ispessimento progressivo, suggerendo che la neurodegenerazione possa precedere il danno microvascolare.
Gli autori concludono che l'OCT potrebbe rappresentare uno strumento utile per identificare i primi segni di neurodegenerazione associata all'iperglicemia, anche prima che vengano raggiunte le soglie diagnostiche convenzionali per prediabete e diabete. Tuttavia, gli stessi ricercatori sottolineano che saranno necessari studi longitudinali per confermare l'ipotesi e chiarire il ruolo della neurodegenerazione retinica come biomarcatore precoce del danno legato all'iperglicemia.